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Eroi se conviene

ho sperato fino all’ultimo di avere capito male. e invece ecco cos’è successo:

 

in cina è stato cambiato il finale di fight club, film del 1999 diretto da david fincher: è stata tagliata completamente la scena finale, con il risultato che viene eliminato il messaggio anarchico e sovversivo del film. la versione modificata è quella disponibile sulla piattaforma di streaming tencentvideo, che fuori dalla cina si chiama wetv.

 

il finale della versione cinese di fight club suggerisce che la polizia abbia incastrato la setta.
foto: tencent video

 

per quanto mi riguarda (non serve commentare sull’ovvio ridicolo), ci sono due punti di vista da considerare in questa faccenda: quello degli americani e quello dei cinesi.

 

sugli americani ha commentato ieri mattina con puntualità francesco costa nel suo morning, sottolineando la remissività di hollywood verso i cinesi, in paragone con i russi; per decenni i film ammerricani ci hanno ammorbato rappresentando gli antagonisti di ogni film d’azione con quell’accento macchiettistico dell’est, volti imperscrutabili, biondini inappellabilmente infami e senza pietà. certo, la guerra fredda, la minaccia atomica costante, l’attentato – o presunto tale – al liberismo occidentale e bla bla bla. e la cina invece? niente? è tornato ben comodo piazzarci la manodopera sottopagata, brutalmente sfruttata, torturata e schiavizzata di tutte le proprie imprese milionarie. ma al prezzo del silenzio, dell’amichevole patto di fingere indignazione di tanto in tanto, ma poi di lasciar correre. business is business, corretto? com’è triste vedere il vostro celodurismo afflosciarsi nel pietismo del “tengo famiglia”.

 

e così solo pochi mesi fa, prima di questo nuovo abominio, disney+ non ha rinunciato a distribuire sul territorio di hong kong il più dissacrante dei vostri programmi, i simpson, ma guardandosi bene dall’imporsi sul quell’episodio che ironizza sulla cancellazione da parte del governo centrale della strage di tienanmen. voi, sedicenti paladini della libertà (e che coglioni che ci avete fatto per settant’anni), avete calato le brache di fronte al vil denaro. pecunia non olet.

 

l’episodio dei simpson omesso include riferimenti alla repressione di tienanmen.foto: i simpson

l’episodio dei simpson omesso include riferimenti alla repressione di tienanmen.foto: i simpson

 

 

gli uiguri? ma si. hong kong? andateci piano eh! peng shuai? e chi l’ha vista! e sono solo tre esempi, ma su hong kong avete avuto la manina bella leggera rispetto alle truppe mobilitate sul confine ucraino in uno zic! e noi come coglioni che ancora vi rispondiamo al telefono.

 

infine fight club. con tutto che io manco sono mai stato un patito, il film di fincher è innegabilmente un pilastro generazionale, figlio dei movimenti no global e del popolo di seattle, espressione di un malessere di cui era (come è tutt’ora) l’occidente consumista. roba che agli amici cinesi, a dirla tutta, dovrebbe anche piaciucchiare.

 

prendono dunque una pietra miliare della settima arte e fanno del finale carne di porco che, attenzione, è peggio, molto peggio della censura. voi mettete mano all’autorialità, cambiate la sceneggiatura li mortacci vostra. se aveste detto: “noi sta boiata nel nostro paese la vietiamo”, sai che c’è? siete la cina, siete un regime totalitario, ci sto anche dentro, vi seguo. ma no, voi – e si, ora ce l’ho proprio con voi, amici cinesi – non avete fatto una scelta netta e ideologica, non avete sbarrato la strada allo zio sam: i suoi prodotti ve li comprate eccome (infondo sono cent’anni che vi dite comunisti e di comunismo – quello vero – dalle vostre parti se n’è visto pochino; diciamo che vi tornava comoda l’etichetta), perché son fatti bene e piacciono (quant’è bono brad pitt, vè?), ma alla fine, proprio sul gran finale ve la fate sotto come un democristiano qualsiasi e ci mettete il cartellino con la morale politicamente corretta dello stato buono che sventa il complotto cattivo e tyler durden che viene curato in clinica. cinesi! ma che cazzo state a dì? peggio della hollywood dei blockbuster anni 80 siete! peggio della corsa di hugh grant in notting hill!

 

“la rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità.

la rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra.“

 

oh, l’ha detto mao, non io. vi siete belli rammolliti mi pare, facendovela sotto per qualche palazzo crollato in un film occidentale. quand’è che la cina comunista è diventata il pd di veltroni?

 

insomma, a me sembra che in questa storia sia sbagliato tutto, dall’inizio alla fine, che la figura ce la facciano tutti: gli americani, i cinesi e un po’ anche noi onestamente, perché anche in europa pochino si è fatto per opporsi a questo scempio, per sollevare una mano di fronte alla più estesa e longeva dittatura del mondo (kim jong un, il nanetto da giardino coreano che paura che ci fa eh, mammamia!), magari proponendo un timido boicottaggio delle loro aziende? o delle nostre che in cina producono (chissà se da qualche parte si trova una lista)? invece di spalancare porte e finestre alla nuova via della seta e di accettare i loro capricci infantili ogni qual volta si accenni al tibet.

 

che poi l’ha detta giusta fincher stesso, commentando la vicenda: «la serietà sul far esplodere i palazzi è pari a quella che c’è nel laureato sullo scoparsi le amiche della propria madre».

 

e niente. fincher 1, xi jinping 0. palla al centro. #boycottchina

 

p.s. tra pochi giorni cominciano le olimpiadi invernali di pechino. ricordiamoci tutto il rumore che sta venendo fatto da sportivi e società civile circa i mondiali in qatar. le infrastrutture cinesi come credete che siano state realizzate? con tanto garbo, amore e rispetto dei diritti dei lavoratori? siamo seri.

 

 

Giulio Rubinelli

Creative Director no panic agency

Brand Language Director no panic & act

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