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Tik Tok spiegato a mia zia 

“Oggi andrà tutto bene, me lo sento. 
Toast nel tostapane… Sì, non ci credo! Testa o croce: testa! Certo, certo… Canestro per Kobe: sì, ci siamo, ci siamo. Canestro sopra alla testata del letto: non ci credooo, certo, certo, CERTO!” 

«Hai visto che fortuna questo ragazzo? Il video me lo ha mandato la Betty: ma che cos’è di preciso questo Ticchetoc?» La quarantena era iniziata da pochi giorni quando mia zia Francesca, 70 anni compiuti a gennaio, mi ha posto questa domanda dopo avermi mostrato una clip da sessanta secondi in cui, in un unico piano sequenza, Davide Reinecke, un giovane ragazzo toscano con i capelli neri, riesce a inanellare una serie a dir poco straordinaria di “colpi di fortuna”. Quello che mi colpisce di più, però, è la parte finale della domanda di mia zia: che cos’è questo TikTok? 

Dopo averci pensato un po’ e aver provato a raccontarle qualcosa su questo social network, però, mi sono reso conto che non ne sapevo abbastanza per riuscire a spiegarlo a chi non si può considerare un nativo digitale: un modo come un altro per dire, semplicemente, che non conoscevo davvero la materia. Non mi restava che studiare.

Nata nel 2014 come app di condivisione di brevi video di carattere educativo dai 3 ai 5 minuti, quella che ai tempi si chiamava “Cicada” diventa un vero e proprio fenomeno mondiale quando i suoi ideatori – i due giovani startupper di Shangai Alex Zhu e Luyu Yang – si rendono conto che per attirare il target dei più giovani fosse necessario far convivere in un unico ambiente digitale due elementi imprescindibili della loro esperienza quotidiana con gli smartphone: ascoltare musica e scattarsi dei selfie. È così che, dalle ceneri della prima idea imprenditoriale, nasce musical.ly: una piattaforma in grado di mettere a disposizione degli utenti una grande libreria di “pezzi di canzoni” e un programma con cui montarci sopra clip da 15 secondi o da 1 minuto in maniera facile ed intuitiva per poi condividerle su tutti i propri profili digitali. Il gioco proposto dall’app era quello di creare veri e propri “Karaoke mimati”o lip-sync e far parte di una community digitale di creatori di contenuti distante da quelle ormai invase dagli adulti di Facebook o Twitter. Nel giro di un anno musical.ly era la applicazione più scaricata sull’iOS App Store negli Stati Uniti e in oltre 30 paesi in tutto il mondo. Ed era soltanto l’inizio. 
Alla fine del 2017 musical.ly viene infatti acquistata dalla compagnia di Pechino ByteDance che, in quell’ultimo anno, aveva sviluppato una app molto simile rivolta innanzitutto al mercato asiatico con oltre 200 milioni di utenti nella sola Cina: Douyin. È dalla fusione delle due, avvenuta nell’estate del 2018, che nasce quella che oggi conosciamo come TikTok. I suoi numeri? 800 milioni di TikTokers attivi in tutto il mondo (di cui 467 nella sola India!), il 41% di utenti tra i 16 e i 24 anni (la celebre generazione Z) e più di 1 miliardo di video visti ogni giorno.

Appena si inizia a navigare sulla piattaforma la prima cosa che salta all’occhio sono proprio i numeri che molti dei contenuti presenti riescono a raggiungere. A differenza di quanto succede su Instagram o Facebok, infatti, anche profili con pochi follower vantano clip con decine di migliaia di visualizzazioni e “cuori”, i mi piace di TikTok. Il segreto sta tutto in un algoritmo pensato in maniera profondamente diversa rispetto a quelli a cui siamo abituati su altri social network. Quando si apre la app, infatti, la prima cosa in cui ci si imbatte è la sezione “Per te”. In un flusso continuo di contenuti, TikTok sceglie in maniera personalizzata alcuni video presenti sull’intera piattaforma e te li propone sulla base dei tuoi gusti, dei cuori lasciati e del tempo passato a visualizzare ogni clip: una modalità di fruizione che, nel giro di pochissimo tempo, diventa una vera e propria assuefazione, “zapping digitale” portato a nuovi livelli. A differenza di tutte le altre piattaforme, infatti, i contenuti si susseguono uno dopo l’altro e non si esauriscono mai perché pescati non tanto da chi già si segue ma dall’intero ecosistema della piattaforma. 
L’obiettivo principale di ogni TIkToker, quindi, diventa quello di creare video che entrino a far parte questa sezione così da ricevere una straordinaria visibilità: in una sorta di lotteria digitale per la celebrità questo succede ancor prima di cercare un “follower”. E i modi per riuscirci sono i più disparati: dalle scenette comiche alla creazione di contenuti che seguano i trend proposti da TikTok stesso ogni settimana, dai “duetti” (in cui un utente commenta e interagisce con un video presente sulla piattaforma) ai balletti con lip-sync sulle ultime tracce del momento. Perché, nonostante le reactions a oggetti che vengono pressati con pompe idrauliche (considerati unanimamente come un “piccolo orgasmo” per la vista) o le clip che hanno come protagonisti i nostri amici a quattro zampe, è ancora la musica a fare da padrona sulla piattaforma.

Quando si parla di musica su TikTok, però, è importante sapere che non si parla mai di veri e propri brani quanto più di “spezzoni”, i 15 secondi più rilevanti di una canzone su cui si possa anche inventare un balletto o una challenge. Prendiamo ad esempio “Toosie Slide” di Drake, l’ultima hit del celebre rapper canadese. Ancor prima che il singolo completo vedesse la luce nel mese di aprile di quest’anno, Drake contattò Toosie, ballerino hip-hop, inviandogli un ritornello e una richiesta specifica: «Riusciresti a inventare una coreografia da accompagnare a questa traccia?».
Nasce così un balletto che viene prima di tutto condiviso su TikTok con l’hashtag #ToosieSlide, un balletto che presto diventa virale: 3 milioni i video prodotti su questa traccia con oltre 5 miliardi di visualizzazioni uniche di questi contenuti. Quando l’attenzione richiesta all’utente è tanto minima e, soprattutto, la dinamica di co-produzione dei contenuti tanto premiante i numeri generati diventano subito impressionanti e vettore di sicuro successo anche sulle altre piattaforme: dal momento del suo lancio ufficiale “Toosie Slide” ha raggiunto più di 250 milioni di riproduzioni su Spotify e 100 su YouTube esordendo al numero uno della Billboard 100 nella sua prima settimana. 
In questo senso, rimanendo al contesto italiano, impossibile non citare il fenomeno “Bando” di ANNA. La giovanissima rapper spezzina, dopo aver inciso il suo primo brano ufficiale recuperando un beat libero su Internet in un piccolo studio di registrazione della sua città, carica “Bando” su YouTube. La canzone inizia subito a girare ma è proprio grazie a TikTok che diventa virale e entra nelle classifiche di Spotify di tutta Europa. Gli ingredienti sono gli stessi di Drake: 15 secondi perfettamente orecchiabili, un balletto di accompagnamento e la forza di un vero proprio “meme” ad identificare il connubio tra i due elementi. Neanche a dirlo i risultati numerici sono impressionanti e, da giovane sconosciuta, Anna si trova in poche settimane proiettata del jet set del rap italiano entrando anche tra i featuring dell’ultimo tape della Dark Polo Gang (album a sua volta pensato proprio per una distribuzione prima di tutto su TikTok con una continua ricerca di quegli elementi ricorrenti alle canzoni virali sulla piattaforma). Per certi versi, proprio negli ultimi mesi e grazie a TikTok, assistiamo quindi a un nuovo canone nella produzione della musica pop dove le modalità di distribuzione fanno la differenza ancor prima delle note e delle parole: esisteranno ancora hit che non possano trasformarsi in una challenge?

Sono passati solo 30 giorni da quel primo fortunato video di Davide Reinecke e, oggi, aprendo TikTok sono centinaia le persone che tentano la sorte provando a indovinare il risultato di un dado, lanciando una pallina dentro a un canestro improvvisato o un toast in un tostapane: Davide ha realizzato più di 3,5 milioni di “cuori” con i suoi contenuti e messo in vendita una linea di felpe che recita il suo motto, il marchio di fabbrica della sua buona stella: “Certo, certo, certo”. L’unica cosa certa per davvero? Sapere che la propria fortuna sia stata di entrare nei giusti “Per te”.

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