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La Zanzara – “Schifosamente indispensabili”

La Zanzara – “Schifosamente indispensabili”

«La sera, quando torno a casa dal lavoro, voglio ridere […] quando sono al casello di Carisio voglio ridere, ridere!»

Premetto che non vorrei farlo. Ma lo farò comunque.

Per raccontare la parabola della Zanzara, programma radiofonico in onda dal lunedì al venerdì su Radio24 e condotto da Giuseppe Cruciani con la partecipazione di David Parenzo, basti sapere che un tempo si trattava di un programma di estrema serietà e di impegno civile. Nel 2013 vinse perfino l’Ambrogino d’Oro, massima onorificenza conferita dal Comune di Milano per civica benemerenza.

Non si direbbe oggi -a soli cinque anni di distanza- inciampando nelle frequenze della radio di Confindustria tra le 18.30 e le 21.00. Ma indugiamo ancora un momento sui cenni storiografici.

 

Il programma, che prende il nome dallo storico giornale del Liceo Parini di Milano, nasce nel 2006. Nella sua versione originaria, il format si basava sul commento dei fatti salienti di cronaca del giorno, con l’intervento di numerosi ospiti, nonché dei radioascoltatori. Per intenderci: io lo ascoltavo con i miei genitori, in cucina, prima di cena.

Per comprendere l’evoluzione del programma, è necessario analizzarne le diverse fasi.

Questo è un estratto del 2008.

Troviamo, come sentirete, un Cruciani informato, attento, paziente e (più o meno) cordiale.

Quello che segue, invece, è un estratto da una puntata del 2013:

 

C’è stata, da qualche parte lungo la via, una svolta nella permissività verso gli interventi degli ascoltatori. I conduttori, tuttavia, si controllano, pur senza arginare il linguaggio degli interventi, ascoltano e commentano, con (ancora più o meno) pacatezza.

Ascoltiamo invece un estratto da una puntata del 2017, ovvero una dissertazione sulle scoregge domestiche:

 

E ancora, un dibattito sullo squirting nell’aprile dello scorso anno:

 

La drammaturgia del programma è la seguente: Cruciani (tra l’altro sempre più simile a Rino Gaetano) interpreta il ruolo del libertario qualunquista (nel senso meno dispregiativo del termine, legato invece alla sua origine- quella del movimento dell’Uomo Qualunque: “…stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole,” come lo definì il suo fondatore, Guglielmo Giannini), mentre Parenzo rappresenta l’intellighenzia da salotto di sinistra (rivendicando tra l’altro, a rafforzamento del personaggio, le proprie origini ebraiche).

 

Cruciani, cinico e maleducato, imbecca gli ascoltatori, che con i suoi modi, alla fine della fiera, simpatizzano (mettendosi lui sul loro piano, tra scorregge e perversioni sessuali) e riconoscendo invece in Parenzo il nemico da combattere, il borghesotto chiuso nell’attico in centro città dalle vedute ristrette, puritano benpensante e snob.

 

Un modello di comunicazione, quello della Zanzara, ne converrete, infallibile. Il più classico dei modelli, se vogliamo, ma comunque sempre attuale e funzionante.

Ogni tanto Parenzo provava ancora a opporsi alla “sciatteria” di linguaggio del programma, ma anche quella fase della partitura sembra sempre più distante.

Nel 2016 ha avuto luogo l’ultima opposizione di David Parenzo, quando perse la testa per l’intervento di un ascoltatore che definì l’Islam una religione del cazzo. “Chiudilo. Devi chiuderlo!” gridava Parenzo, prima di abbandonare la diretta

(dal min 12.35 a 16.15).

Poi poco o nulla, ma il format regge, ovviamente.

 

***

 

La radio visse il suo periodo d’oro a partire dal 1974 con le radio libere. Solo più tardi, negli anni ’80, con l’avvento delle TV private, accusò un drastico arresto. La radio presto venne relegata a poche funzioni: l’intrattenimento musicale, l’informazione, le notizie sul traffico e la divulgazione religiosa (perdendo, tra l’altro, il suo storico ruolo nella trasmissione delle cronache calcistiche).

Quello spazio libero, indipendente (al tempo, a livello locale), in cui potersi esprimere su qualsiasi tema, senza dipendere da palinsesti, investitori e spazi pubblicitari, andò perso.

 

Giuseppe Cruciani conduce “La zanzara”, l’attualità senza tabù, senza censure, senza tagli alle vostre opinioni. Alla fine della giornata, con i titoli dei telegiornali in diretta, inchieste, voci catturate dalle tv di tutto il mondo e ospiti che non avete mai sentito, “La zanzara” diventa la zona franca degli ascoltatori, uno spazio nemico della banalità, l’arena dove il primo comandamento è parlare chiaro.

Questa la sinossi del programma, come da sito di Radio 24. E non potrebbe essere più veritiero.

 

La Zanzara, come diceva un ascoltatore intervenuto in trasmissione la scorsa settimana, è un programma “schifosamente indispensabile”.

Ultimo vero auscultatore (o colonscopia) della pancia del paese. Non lo sono invece, per intenderci, programmi televisivi che si mettono (da soli) sullo stesso piano, come Dalla vostra parte di Belpietro, che rappresenta un padrone, a piè sospinto, con reverenza e faziosità. Ed è questo il fatto: la Zanzara è libera perché la Zanzara non ha padroni. Di certo non la Confindustria, che ormai è serva degli share di Cruciani: il padrone, negli studi di Radio 24, è lui, non Vincenzo Boccia.

 

***

 

Chi oggi si appropriasse per la prima volta all’ascolto del programma, vivrebbe probabilmente tre fasi fondamentali:

 

  1. Disprezzo

Difficile non rimanere sbalorditi, se facendo zapping, si incappa nelle frequenze di Radio 24 tra le 18.30 e le 21. Bestemmie, insulti, violenze verbali, ChecazzomenfregaVaffanculoFrociInfame e compagnia cantando possono allontanare l’incauto avventore su lidi meno perversi.

 

  1. Curiosità

Poi si torna sui propri passi, è inevitabile. Magari passerà un po’ di tempo. Ma nonostante crediamo di essere ormai abituati a tutto, quel grado di libertà di linguaggio ancora ci può colpire. E quindi ritorneremo a dare una sbirciatina. Come con l’uso delle droghe, la seconda dose è il primo passo verso la dipendenza.

 

  1. Fascinazione

Non ve ne sarete neanche accorti e avrete già scaricato i podcast degli ultimi tre mesi. Perché c’è un altro fattore fondamentale nella struttura della Zanzara: la fidelizzazione.

Il programma di Cruciani è una serie a puntate, la cui unica trama è la cronaca nazionale e internazionale. Accendere per la prima volta la Zanzara lascia smarriti, perché si parla di personaggi sconosciuti, habitué del programma, che vengono interpellati saltuariamente per affrontare determinati temi: il nazista di Ostia quando ci sono notizie sull’immigrazione, la squirtatrice professionista quando si parla di molestie, ecc. E per entrare nel giro, bisogna ascoltarne almeno cinque o sei. Allora si comincia a ridere e a seguire. Poi è fatta.

 

***

 

C’è un film. Un film brutale per certi versi, che ogni giorno, tra le 18.30 e le 21, mi torna in mente. Se conosco abbastanza Cruciani e Parenzo, solo a leggere queste prime righe si staranno già toccando i marroni.

Si tratta di una pellicola di Oliver Stone del 1988, Talk Radio.

Eric Bogosian (che ha collaborato anche al soggetto del film, essendo questo ispirato a una sua drammaturgia teatrale – trattamento a sua volta di un romanzo) interpreta Barry Champlain, conduttore radiofonico di un programma intitolato Voci nella notte.

Frustrato dal divorzio con la moglie, la sua conduzione sfocia in ciniche sessioni di dialogo con gli ascoltatori, che continuano a intervenire nella trasmissione sebbene Champlain li umilii senza pietà e si faccia beffe della loro superficialità. A chiamare, infatti sono spesso reietti della società: disadattati, senzatetto, mitomani e violenti. Voci nella notte diventa presto un megafono delle minoranze di Dallas, nel bene e nel male. Champlain viene bersagliato in particolare dalle chiamate di un gruppo neonazista, che non vede di buon occhio lo spazio concesso alle minoranze razziali, nonché il fatto stesso che Champlain sia di confessione ebraica. Dal topo morto via posta, presto si giunge alle lettere minatorie e alle minacce.

Il film ben rappresenta la solitudine del protagonista, isolato di fronte al microfono, anonima voce senza volto di fronte alle altre solitudini che lo ascoltano. Questa scelta si spiega tramite il Bogosian attore di teatro, solito a interpretare i suoi personaggi senza costumi o sfondi. Talk Radio è stato messo in scena a teatro con una sedia e un microfono.

Nella parte finale del film, Bogosian recita un monologo (in longshot, su una piattaforma rotante) che è ormai diventato un cult.

 

“(…) Non me ne frega un cavolo della gente e del mondo, ecco la verità. Dovrei dire che mi dispiace, ma non lo farò. Perché dovrei? Ma voi, chi diavolo vi credete di essere? Siete audience.

Siete affascinati dai dettagli pieni di sangue… Siete ipnotizzati dalla vostra stessa paura!

Ed è qui che arrivo io, non è così… Sono qui per prendervi per mano e guidarvi attraverso la selva oscura del vostro odio, rabbia e umiliazioni… Io fornisco un servizio pubblico! (…)

Di cosa volete parlare? Risultati del baseball? Il vostro gatto o il vostro cane? Di orgasmi? Siete patetici. Io vi disprezzo tutti dal primo all’ultimo… Non avete niente. Niente. Assolutamente niente. Né spirito, né cervello, né potere, né futuro, né speranza, né Dio. Voi credete soltanto in me. Cosa fareste se io non ci fossi? Io non ho paura, vedete. Io vengo qui tutte le sere e vi dico come la penso, il mio punto di vista… Io vi dico in cosa credo. Devo farlo, non ho scelta. Voi mi fate paura! Io vengo qui tutte le sere e vi distruggo! Abuso di voi, vi insulto… E voi mi chiamate. Perché continuate a chiamare? (…)

 

***

 

A dicembre Cruciani ha lanciato il suo programma politico. Ipotetico. Ipotetico? Sebbene ribadisca, puntata dopo puntata, di non volere in nessuna maniera correre per alcuna carica, in un paese dalle gravi anomalie politiche (in seguito spesso rivelatrici di fortunate precursioni) non si può chiudere un occhio su nulla.

Liberi e armati, nome che ovviamente gioca sull’assonanza col Liberi e uguali di Grasso, è nato come una provocazione, ma ogni sera raccoglie i consensi di numerosissimi ascoltatori, che affermano l’appoggio a un tale movimento se delle liste regolarmente registrate si facessero carico di portare avanti i punti programmatici di Cruciani:

 

Armi da fuoco e legittima difesa: maggiore facilità nel procurarsi armi da fuoco e nessuna apertura di indagini anche nel caso di morte del ladro, consapevole dei rischi del mestiere.

Abolizione totale dei vitalizi a politici e affini, anche retroattivamente.

Legalizzazione immediata della prostituzione tramite abolizione della legge Merlin e riapertura delle case chiuse con controllo della salute delle prostitute.

Stop all’immigrazione clandestina con istituzione di un blocco navale permanente.

Legalizzazione delle droghe leggere ed apertura di locali adibiti al consumo.

Viagra e preservativi di Stato: più felicità e meno malattie per tutti.

– Petizione popolare per richiedere lo spostamento del Vaticano in Francia (più precisamente ad Avignone) come suggerito dall’esimio professor Luttwak.

Occupazione militare di Napoli da parte degli uomini del Mossad per risolvere i numerosi problemi della città.

 

 

Ad oggi, la pagina Facebook di Liberi e armati conta quasi 2000 like. Pochi. Ma non perdiamola d’occhio. Gli Amici di Beppe Grillo, infondo, nel 2005, a un mese dal loro debutto digitale, non potevano contare su molti più consensi.

 

***

 

Se le informazioni ci vengono filtrate dagli algoritmi dei social network, allora la Zanzara è la risposta all’algoritmo. Fuori dalla bolla (il nostro personalissimo guscio di informazione, che ci restituisce un’illusoria idea che il mondo la pensi come noi su tutto) c’è lei, forse da sola. E su questo Cruciani ha ragione quando parla di uno spazio libero. Perché di spazi liberi veramente ce ne sono sempre meno e, purtroppo o per fortuna, non possono venire ignorati. Chi chiama la Zanzara non leggerà questo articolo. Questo è un fatto. Sono personaggi, quelli, che non teniamo in considerazione, che ci dimentichiamo. Sono gli stessi che l’America ha dimenticato, fino al’8 novembre 2016.

 

In vista del 4 marzo, ascoltare la pancia del paese reale è indispensabile.

E lo possiamo fare senza tirare a indovinare e senza fidarci di quello che ci dicono i sondaggi.

Basta mettere Radio24. O, al massimo, scaricarsi i Podcast di Cruciani.

A quanto pare, purtroppo, la Zanzara è l’unico programma nel panorama nazionale che vale la pena seguire. Purtroppo.

Tutto il resto è noia.

E chi vuole capire, capirà.

 

 

POST SCRIPTUM5 febbraio 2018

 

“Parenzo e Cruciani mandanti morali. Voi due meritate la camera a gas. Munnezze”

“Solidarietà e massimo appoggio per Traini.”

“Evvai è cominciata. Cominciano a sparare anche i nostri finalmente!”

“10, 100, 1000 Luca Traini.”

“Mi raccomando domani Parenzo, tieni il punto Parenzo, ti voglio carico!

“Bravo Cruciani, non sarebbe il caso di farsi qualche domanda sul tittillare le palle del leone?”

“Il popolo italiano si è rotto i coglioni.”

“Hai sentito, Parenzo, cosa viene dalle viscere, dal mondo reale?”

 

Così apre il programma all’indomani della tentata strage di Macerata. Titolo della puntata: Sangue Nero. Dagli interventi è palese che in tanti abbiano la sensazione che la Zanzara rientri tra quei media fomentatori dell’odio che hanno “armato la mano la mano di Traini”.

L’avvocato di Traini riporta che il suo assistito ha imbracciato il fucile dopo avere ascoltato un programma radiofonico che trattava l’omicidio di Pamela (la diciottenne fatta a pezzi a Pollenzo -vicino a Macerata- e i cui resti sono state ritrovate all’interno di due valigie abbandonate in un fosso. Omicidio per cui è stato fermato un 29enne nigeriano). “È andato fuori di testa, poi è scoppiato tutto” e ha aggiunto “Per strada ricevo allarmante solidarietà per il mio assistito.”

 

Hai sentito? Cosa viene dalle viscere. Dal mondo reale.

 

“Chi non ha mai pensato di sparare a tutti gli immigrati fuori dalle stazioni?”

“Di quello lì ce ne vorrebbe uno ad ogni angolo di strada.”

“La Boldrini è di Macerata. Traini ha sbagliato, doveva andare sotto alla casa della Boldrini e gambizzarla.”

 

E silenzio.

 

Giulio Rubinelli

No Panic, Brand Storyteller

Nasce a Pisa nel 1989, ma cresce a Milano dove frequenta la Scuola Germanica. Messa in saccoccia la maturità, lavora per una casa di produzione televisiva come sceneggiatore e produttore esecutivo. Nello stesso periodo è co-fondatore di un mensile di approfondimento su Milano e collabora alla pagina cinema di Arcipelagomilano. Si diploma alla Scuola Nazionale di Cinema (Centro Sperimentale di Cinematografia) a Roma. Durante il triennio comincia a scrivere con regolarità di cinema per LeCool (roma.lecool.com) e per RetailWatch (retailwatch.it). Nel 2014 gira una trilogia di lungometraggi: “A small house trilogy”. Il suo documentario “Giù il sipario”, un viaggio attraverso il teatro italiano, è in fase di montaggio Si è poi diplomato in Storytelling & Performing Arts presso la Scuola Holden di Torino. Parallelamente a No Panic insegna teatro e public speaking tra Milano e Torino.

giulio.rubinelli@hotmail.it

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